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Data: 22/06/2017

A24 e A25: chi ha la responsabilità decida sulla messa in sicurezza

A24 e A25: chi ha la responsabilità decida sulla messa in sicurezza
La lettera dei sindacati abruzzesi dei trasporti, i costi non ricadano sugli utenti

Ognuno si assuma le proprie responsabilità. L'autostrada va messa in sicurezza, e tuttavia ciò va fatto senza ulteriori aggravi per gli utenti.
E' una vicenda, quella della necessità di mettere in sicurezza le autostrade A24 e A25, che collegano l'Abruzzo a Roma ma che rappresentano anche un asse della protezione civile nazionale, che continua ad alimentare una scia di polemiche e dichiarazioni negli ambienti politici abruzzesi e governativi. D'altra parte per evitare che in un'area soggetta ad eventi sismici nuove scosse provochino ulteriori danni ai viadotti (per cominciare il fenomeno del cosiddetto scalinamento, ovvero i dislivelli nella pavimentazione) vanno fatti urgentemente lavori di un importo ben superiore ai 111,7 milioni che la recente "manovrina" del governo ha preso dai canoni concessori del 2015 e 2016 e che ha lasciato nella disponibilità di Strada dei Parchi, la società che gestisce le autostrade, che li potrà usare per le opere urgenti ma li dovrà restituire fra qualche anno all'Anas, alla quale - altro elemento di polemiche e contenziosi legali - sono stati assegnati al posto del Ministero delle Infrastrutture.
Vicende sulle quali "è intervenuta la politica di ogni schieramento e di ogni colore - come ricordano in una nota Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt-Uil e Sla-Cisal - dove è intervenuto il Tar del Lazio, ed è intervenuto l'azionista". E sulla quale "anche noi vorremmo dare un contributo alla discussione pubblica" ricordando anzitutto che le autostrade A24 e A25 sono un asset fondamentale per la mobilità. Lo sono soprattutto per la regione Abruzzo e soprattutto per molti territori, per i quali "rappresentano l'unica possibilità di garantire nei fatti mobilità e relazioni".
Fatto è che l'infrastruttura ha subito gli effetti dei vari terremoti, sicché per i sindacati abruzzesi dei trasporti è evidente che vi sia urgente bisogno di interventi straordinari. Lavori da troppo tempo attesi e ritardati da diatribe legali che ne mettono a rischio la concreta realizzazione. "Noi non siamo entrati nella discussione sulla titolarità delle risorse necessarie a tal fine - affermano Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt-Uil e Sla-Cisal - tuttavia ora che un chiarimento è venuto circa il destinatario delle rate di concessione, è necessario che il Ministero sia conseguente rispetto alla necessità di assicurare gli opportuni interventi straordinari, evitando di impattare ancora sugli utenti dell'infrastruttura". Vari temi - quelli del tracciato, i servizi e le tariffe costantemente aumentate - sui quali i sindacati hanno già avuto discussioni accese con la società concessionaria e diversi governi. Un confronto serrato che ha riguardato anche la tutela dei livelli occupazionali e la qualità del lavoro.
Oggi però il tema assume un carattere più generale: quello della sicurezza. Una necessità rispetto alla quale ognuno deve assumersi le responsabilità che gli competono, anche perché "è necessario evitare rischi di isolamento per molti territori, garantire la sicurezza degli utenti e anche per coloro che sull'infrastruttura lavorano". Dunque il Ministero concedente deve togliere "ogni alibi a chi ha il dovere di mettere in sicurezza l'infrastruttura", la concessionaria deve cambiare passo nelle relazioni industriali e la politica deve occuparsi di tutti gli aspetti della concessione, "che è, e rimane, concessione di un bene pubblico. Dunque bisogna essere conseguenti con le scelte fatte: la concessione di A24 e A25 o è sostenibile o non lo è".
D'altra parte la scelta di affidare le autostrade alla gestione privata fa parte della storia politica di questo paese. Per i sindacati abruzzesi tuttavia "bisogna garantire le condizioni perché l'infrastruttura possa continuare a svolgere il ruolo per la quale è stata pensata, senza che da ciò derivino ulteriori aggravi per gli utenti. Una strada ancora una volta tracciata dalla giustizia amministrativa, a riprova dell'insufficiente capacità decisionale di chi ne ha titolo. Ora però bisogna accelerare i processi. Il decisore pubblico è l'unico in grado di dirimere definitivamente e strutturalmente tale condizione, e anche l'unico in grado di garantire qualità dei servizi, tariffe calmierate per l'utenza e ovviamente livelli occupazionali adeguati".


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