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Data: 24/06/2018

Abruzzo avanti piano: il rapporto della Banca d’Italia

Abruzzo avanti piano: il rapporto della Banca d’Italia
La regione è la più dinamica del Mezzogiorno, ma cresce poco e non aumenta il lavoro stabile

In Abruzzo nell'ultimo anno l'attività economica è moderatamente cresciuta. L'incremento del Pil è stato di circa l'1%, più basso rispetto al dato medio nazionale, e tuttavia "l'Abruzzo è ormai la regione di testa rispetto al meridione italiano, la più dinamica e meglio strutturata". Quella dove l'attività produttiva è cresciuta nell'industria e nei servizi (mentre ha ristagnato nelle costruzioni), dove l'occupazione è aumentata favorendo una diminuzione del tasso di disoccupazione e il reddito disponibile delle famiglie e i consumi sono stimati in aumento per il terzo anno consecutivo. Nel mercato del credito inoltre sono cresciuti sia i prestiti alle imprese, trainati dai finanziamenti alle aziende medio-grandi, sia quelli alle famiglie. È migliorata anche la qualità del credito mentre il numero degli sportelli bancari si è ulteriormente ridotto. È cresciuta invece la quota della ricchezza finanziaria delle famiglie investita nel risparmio gestito.
E' con queste considerazioni che la Banca d'Italia ha aperto il suo rapporto annuale sull'economia abruzzese, la fotografia di quel che ci ha lasciato il 2017, dello stato di salute della regione, dei suoi punti forza e di debolezza. Quella che si può leggere di seguito è la sintesi che l'istituto ha fatto del rapporto, che presentiamo per brevità. Per chi volesse approfondire alleghiamo invece lo studio nella sua versione integrale. Non senza però aver riportato - per iniziare - alcune considerazioni emerse nel convegno ospitato dal Gran Sasso Science Institute.
Per prima cosa, ha spiegato Massimiliano Marzano, capo della filiale regionale aquilana, affiancato da Valter Di Giacinto e Alessandro Tosoni della Divisione Analisi e ricerca economica territoriale della Banca d'Italia, è vero che l'Abruzzo cresce, e tuttavia lo fa meno che il resto d'Italia. Per Marzano comunque "i segnali di crescita si vanno consolidando e nel 2017 tutte le variabili fondamentali dell'economia abruzzese hanno avuto un segno positivo". Il Pil è cresciuto dell'1% circa rispetto all'anno precedente, l'andamento dei consumi è stato buono e meglio ancora sono andate le esportazioni: +10,2% a fronte del +5,4% nazionale del 2017, che pure è stato migliore di Germania e Francia. Un incremento, quello dell'export abruzzese, che nell'ultimo triennio ha fatto registrare un +20% rispetto al dato pre-crisi (ovvero il 123% in più tra il 2007 e il 2017) ma che era e resta trainato dalle aziende medio-grandi, quelle con i centri strategici e di comando fuori dalla regione, e che si concentra in alcuni comparti produttivi: automotive, farmaceutica e alimentare soprattutto (quest'ultimo con aziende abruzzesi).
Così, detto del "ristagno" che ha colpito il settore delle costruzioni a causa del calo dei bandi per opere pubbliche e del rallentamento della ricostruzione post terremoto dovuto anche al cambio della normativa, i dirigenti abruzzesi della Banca d'Italia hanno sottolineato invece un altro aspetto positivo: la redditività delle imprese, tornata sui livelli pre crisi. Tale che in questa regione gli investimenti in beni strumentali sono cresciuti per il terzo anno consecutivo, "un dato estremamente importante - ha commentato Marzano - perché l'economia cresce se ci sono investimenti. Se si rinnova l'industria e si rende più produttiva e tecnologicamente avanzata, quindi più competitiva".
Il problema però è gli investimenti non si trasformano in lavoro stabile, che l'aumento dell'1% dell'occupazione (circa seimila posti di lavoro) è concentrato in particolare nei contratti a termine. Come la Cgil denuncia da tempo. Come denuncia un altro fatto emerso dal dibattito: la necessità di far crescere la qualità del lavoro, di formare il capitale umano, le persone.
Circa il settore creditizio, la Banca d'Italia spiega che "la crescita dei prestiti si è intensificata, che le banche hanno aperto i cordoni favorendo le dinamiche di sistema", che "i tassi di interesse si sono ridotti ulteriormente e non sono stati mai così a favore degli investimenti. Migliora anche la qualità degli attivi bancari e diminuisce lo stock delle partite deteriorate".
Tutto ciò secondo l'istituto determina "un quadro di moderata fiducia, che pone l'Abruzzo quasi fuori dalla fase di crisi, prima regione tra quelle del Sud, nella condizione di non sfigurare". Concetti che la Banca d'Italia sviluppa nella sintesi del rapporto che si può leggere di seguito, rimandando nel caso allo studio integrale che alleghiamo.

 

Le imprese - Nel 2017 si è consolidata la crescita del fatturato delle imprese industriali - scrive la Banca d'Italia - più diffusa tra quelle più grandi e maggiormente orientate verso i mercati esteri. Le esportazioni sono ancora significativamente aumentate, consentendo alla regione di consolidare il recupero della quota di commercio mondiale persa nel corso della crisi. Nel terziario il valore aggiunto è stimato in moderata crescita; gli indicatori congiunturali mostrano un'espansione in particolare nel comparto dei trasporti e nei servizi di alloggio e ristorazione, che hanno beneficiato di un lieve incremento delle presenze turistiche. L'attività produttiva ha sostanzialmente ristagnato nell'edilizia, dove si è registrato un pronunciato calo dei bandi per la realizzazione di opere pubbliche e un rallentamento delle erogazioni di contributi per la ricostruzione post-sisma. Nel mercato immobiliare residenziale, dopo la flessione del primo semestre il numero di compravendite ha mostrato un recupero, attestandosi nel complesso sui livelli dell'anno precedente. La redditività delle imprese si è riportata sui livelli precedenti la crisi; ne ha beneficiato la capacità di autofinanziamento. Il miglioramento del quadro congiunturale ha favorito anche la domanda di credito, in particolare nel manifatturiero e nel terziario. Le condizioni di offerta di credito praticate dalle banche sono rimaste nel complesso distese, pur con criteri che si confermano più selettivi per le imprese maggiormente rischiose.

 

Il mercato del lavoro - Nel 2017 è proseguita in Abruzzo la graduale ripresa dei livelli occupazionali, sospinta dall'espansione registrata nell'industria e nei servizi; il numero di addetti si è invece ridotto nelle costruzioni e nell'agricoltura. Tra le assunzioni effettuate nell'anno sono aumentate le forme contrattuali a termine. Alla crescita dell'occupazione si sono associati un aumento del numero di ore lavorate e un minor ricorso alla cassa integrazione guadagni. Il tasso di disoccupazione è calato, mantenendosi su un livello di poco superiore al dato medio nazionale. Il miglioramento ha interessato, per il secondo anno consecutivo, anche i più giovani, tra i quali è ugualmente diminuita la quota di coloro che non lavorano e non sono inseriti in percorsi di formazione o istruzione, scesa sotto la media nazionale. L'impiego di lavoro altamente qualificato rimane meno diffuso tra le imprese della regione rispetto alla media nazionale.

 

Le famiglie - Il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro ha influito positivamente sulla percezione delle famiglie circa la propria situazione economica, sul loro potere d'acquisto e sui consumi. L'indebitamento delle famiglie, sebbene abbia ripreso a crescere, in particolare nella componente del credito a consumo, continua a collocarsi al di sotto della media nazionale in rapporto al reddito disponibile. Negli ultimi anni è aumentata la quota della ricchezza delle famiglie abruzzesi detenuta nella forma di attività finanziarie. In presenza di bassi livelli dei tassi di interesse, le famiglie si sono orientate verso strumenti più prontamente liquidabili, come i depositi in conto corrente, e verso i prodotti del risparmio gestito.

 

Il mercato del credito - È proseguito il processo di ridimensionamento della rete territoriale delle banche nella regione. La crescita dei prestiti bancari si è intensificata sia per i primi cinque gruppi sia per le rimanenti banche. I tassi di interesse bancari si sono ulteriormente ridotti, soprattutto sulle scadenze a breve termine. La qualità dei prestiti è ulteriormente migliorata: il tasso di deterioramento del credito è tornato ai livelli registrati prima della crisi ed è diminuito lo stock delle partite deteriorate, anche a seguito di significative operazioni di cessione e di stralcio di sofferenze.

 

La finanza pubblica - Nel triennio 2014-16 la spesa delle amministrazioni locali è lievemente diminuita. A tale andamento ha contribuito la riduzione della spesa corrente, anche per effetto delle politiche di contenimento del personale; sono invece aumentate le spese in conto capitale. Le entrate correnti degli enti territoriali sono aumentate per la Regione, mentre sono diminuite per Province e Comuni. È proseguito il calo del debito delle amministrazioni locali della regione, la cui incidenza sul Pil rimane tuttavia superiore alla media nazionale.

 

P.S. In allegato il rapporto integrale della Banca d'Italia sull'Abruzzo


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